Dott.ssa Emanuela Iezzi Psicologa -
PSICHE ED ALIMENTAZIONE

L'alimentazione è una delle condotte più importanti del repertorio comportamentale dell'uomo e quindi il nutrirsi, il mangiare e di conseguenza il cibo risultano strettamente connessi con l'emozione.
Il cibo è, fin dalla nascita, uno dei principali mediatori nella nostra relazione col mondo.
Alimentarsi significa incontrare la mamma, il caregiver, la persona cioè che si prende cura di noi. Attraverso il cibo il bambino si rapporta con il mondo esterno e sperimenta il piacere e il dispiacere,
l’amorevolezza  e il rifiuto di chi lo accudisce.
La prima esperienza che i genitori fanno con l’individualità del loro figlio passa attraverso l’alimentazione, “setting”  particolare in cui il piccolo diventa protagonista di un processo che
gratifica lui e la madre, da cui si sente accudito ed amato.
Attraverso il cibo, inoltre, il bambino esplora il mondo nella sua globalità. La zona orale, infatti, non è solo fonte di piacere, ma è anche fonte di conoscenza.
Il bambino è aperto ad ogni esperienza perché ha il piacere di scoprire cose nuove e il cibo acquista in questo senso un valore reale e simbolico: rinunciando al cibo o esagerando con esso egli esprime un disagio che non deve essere ignorato, altrimenti si rischia di esasperarlo e ingigantirlo.
Le emozioni  piacevoli o sgradevoli vissute dall’allattamento in poi, guidano l’individuo nel suo rapporto con il cibo e orientano i comportamenti di “uso alternativo” del mangiare come mezzo di consolazione e conforto di sentimenti di solitudine, tristezza, come azione per sedare rabbia o stress o ancora per colmare vuoti esistenziali, angosce o per reprimere profonda sofferenza.
Sin dalle prime fasi dello sviluppo si possono riscontrare particolarità, anomalie nei comportamenti alimentari e veri e propri disturbi dell’alimentazione.
Il rifiuto del cibo o, al contrario, una fame insaziabile, insieme ad altri comportamenti, rappresentano una comunicazione tra genitore e figlio, l’espressione di richieste di attenzione, affetto e dissenso, differenziazione ecc.
Soprattutto nei casi di iperalimentazione e sovrappeso la strada da seguire non è la dieta, piuttosto lavorare sull’educazione alimentare dell’intera famiglia, modificare quindi lo stile di vita e le abitudini malsane.
Gli stereotipi dell’apparenza plasmano in maniera insidiosa le menti e spingono verso l’omologazione dell’aspetto fisico: Valore umano ó magrezza
 “Essere concentrati prevalentemente su ciò che è visibile, misurabile, confrontabile “oggettivamente”, sembra essere l’estremo tentativo di difendersi da un profondo senso di impotenza, di tenere sotto controllo un mondo che non si lascia prevedere ed in cui è molto complesso orientarsi.” (E. Spalletta)
Dagli anni ’50 ad oggi si va sempre più ampliando la distanza tra i modelli di donna proprosti dalle copertine di moda e la maggioranza delle donne reali.
Paghiamo dei costi alti per negare le differenze soggettive, la bellezza autentica e la libertà di invecchiare:
- Insoddisfazione costante (standard impossibili, frustrazione)
- Scarso amore di sé, bassa autostima
- Conflittualità interna e pensiero negativo
- Scarsa qualità delle relazioni (quantità VS qualità)
- Depressione
- Incremento di disagi e disturbi dell’alimentazione, del peso, dell’immagine corporea
- Interventi medici
- Costi sociali ed economici (efficienza lavorativa, costi sanitari)
- Anoressia
- Bulimia
- Disturbo da abbuffata compulsiva (binge eating disorder)
- Abbuffate notturne (night eating disorder)
- Disturbo dell’alimentazione n.a.s.
Il disturbo del comportamento alimentare rappresenta un problema di relazione non soltanto con il cibo ma col mondo!
Esso rappresenta l’espressione comportamentale di un problema più globale che coinvolge l’intera esistenza della persona.
 
ANORESSIA:
- Rifiuto di mantenere il peso corporeo al di sopra o al peso minimo normale per età e statura (perdita di peso che porta a mantenere il peso al di sotto dell’85% rispetto a quanto previsto)
- Eccessiva influenza del peso e delle forme corporee sui livelli di autostima o rifiuto di ammettere la gravità del sottopeso;
- Alterazione del modo in cui il soggetto vive il peso e la forma del corpo;
- Amenorrea: assenza di almeno 3 cicli;
Sottotipo:
- restrittivo: senza condotte di eliminazione e/o abbuffate
- Con abbuffate e/o condotte di eliminazione
 
“Io non valgo!” Diventa…“Io valgo solo se…” E “Siccome non valgo…devo essere perfetta!”
 
BULIMIA
- Ricorrenti abbuffate: mangiare in un tempo definito una quantità di cibo (in termini di cal.) significativamente superiore a quella che mangerebbe la maggior parte delle persone;
- Sensazione di perdere il controllo durante l’abbuffata;
- Ricorrenti condotte compensatorie per prevenire l’aumento di peso (vomito, lassativi,diuretici, esercizio fisico, digiuno);
- La frequenza delle abbuffate e dei comportamenti di compenso deve essere di almeno 2 volte a settimana per 3 mesi;
Sottotipo:
-con condotte di eliminazione
-senza condotte di eliminazione
 
Il rifiuto del cibo laddove esistono comportamenti altamente dipendenti, rappresenta l’unico modo per sfuggire alla simbiosi, operare il distacco, una differenziazione drastica.
L’unico campo in cui la persona riesce ad esprimere e ad agire il proprio potere è quello alimentare.
 
Rifiuto del cibo per:
- Controllare la/e relazione/i
-  Controllare le emozioni
-  Punire l’altro
-  Richiedere l’attenzione
 
Il cibo, per ovvie ragioni, è spesso legato al rapporto con la madre ma questo non vuol dire che l’anoressia sia sempre ascrivibile al rapporto con lei! Non c’è mai un singolo fattore scatenante.
Molto dipende da come gli eventi vengono vissuti ed elaborati da ciascuno.
A volte ci sono degli eventi che generano una difficoltà emozionale e possono essere considerati come scatenanti: c’è una stretta relazione tra cibo ed emozioni e questo fa sì che si possa generare un circuito tale che, lo sperimentare un’emozione negativa, mette in moto una serie di strategie di controllo che vengono riversate sul cibo ai fini di neutralizzarla ma che, rivelatesi fallimentari, generano un senso di colpa e tornano ad incidere nuovamente sull’emozione negativa originaria alimentando nuovamente il circuito.
 
INTERVENTI PSICOLOGICI
Approcci individuali e/o di gruppo (psicoterapia, gruppi A.M.A., psicoeducazione)
Tre obiettivi principali
1)      Ripristino dello stato di salute
2)      Miglioramento della percezione di sé
3)      Miglioramento delle relazioni interpersonali



 
 Se ho fame mangio. Non è questo un miracolo?” (detto Zen) 





Per quanto riguarda i disturbi dell'alimentazione ed i percorsi psico-nutrizionali, mi avvalgo della collaborazione del Dottor Daniele Percossi, via G. D'Annunzio n°60, Pescara. 
Tel. 320.2955142. 
www.danielepercossi.it
percossidaniele@gmail.com

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